CON LE TASSE SULLA BENZINA SI FINANZIANO ANCORA LE GUERRE DI AGGRESSIONE DEL REGIMA FASCISTA: E' INACCETTABILE!

 

I quotidiani di giovedì dodici gennaio danno notizia che il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, l’onorevole Giorgia Meloni, si è appena rimangiata una promessa elettorale: il taglio delle accise, ossia del ricavo dello Stato su ogni litro di carburante venduto alla pompa.

 

 

Nonostante fosse presente, al punto diciassette – pagina ventisei – del programma elettorale di Fratelli d’Italia, adesso il capo del Governo sostiene di non aver mai fatto una promessa del genere, e si difende sostenendo che una tale misura sarebbe fattibile soltanto in presenza di maggiori entrate.

 

La quarta carica dello Stato fa un’affermazione temeraria: se per poter ridurre le tasse sulla benzina occorre avere altri introiti, è del tutto pacifico che non si intende procedere a mantenere la parola data agli elettori; niente di nuovo, per la carità, visto che sono decenni che la politica italiana funziona così: solo ci si aspetterebbe altro da chi sostiene di essere diversa da chi l’ha preceduta.

 

Se per vedere diminuire il costo della benzina occorre aspettare che si trovino risorse altrove, è impossibile non concordare con Pier Luigi Bersani quando, a Controcorrente su Rete4, sostiene che la Meloni «non ha uno sguardo onesto e sincero sul momento che sta vivendo il Paese, questo prima o poi lo si paga».

 

Chiaritto questo crediamo sia utile presentare ai lettori un prospetto che riassume le diciassette diverse motivazioni per la presenza di tasse esorbitanti sul carburante; crediamo che l'averle accorpate in una sola voce non ne diminuisca affatto il significato: i prezzi sono quelli del dicembre 2018, ossia Euro 1,573/litro per la benzina ed Euro 1,448 per il diesel.

  1. 0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
  2. 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
  3. 0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
  4. 0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
  5. 0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
  6. 0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
  7. 0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
  8. 0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
  9. 0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
  10. 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
  11. 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
  12. 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
  13. da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
  14. 0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
  15. 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
  16. 0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
  17. 0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

Essendo quasi tutte “tasse di scopo”, riteniamo che esse abbiano esaurito il proprio compito: specialmente se si guarda a vecchi conflitti – ormai esauriti da tempo immemore – o a ricostruzioni che, in un Paese normale, dovrebbero essere già avvenute da decenni.

 

 

Bosio (Al), 16 gennaio 2023

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

http://pennatagliente.wordpress.com